MOJITO, AMORE E TRASGRESSIONE
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Questo appartiene alla categoria SOFT
Torino, quella sera, sembrava disegnata apposta per noi.
Il Po scorreva lento sotto le luci dorate dei lampioni e l’aria calda dell’estate portava con sé quel profumo dolce di tiglio che mi faceva respirare a pieni polmoni.
Eravamo via solo da poche ore, ma per me stare lì con Paolo significava già essere in un altro pianeta, lontano da tutto.
Eravamo seduti all’aperto, al tavolino di un locale sul corso principale della città.
La luce dell’imbrunire e il tamburellare della pioggia sul piccolo gazebo che ci ospitava, rendevano l’atmosfera quasi magica.
Io mi sistemai i capelli castani dietro l’orecchio e rimasi a fissare il bicchiere che il cameriere mi aveva appena portato. Il ghiaccio tritato brillava, le foglie di menta profumavano di fresco ed esotico, mescolate all’aspro del lime. Non avevo mai bevuto un mojito prima di allora.
«Sicura di voler iniziare da questo?» mi chiese Paolo con quel suo tono affettuoso e stuzzicante, sporgendosi verso di me.
Quando guardavo i suoi occhi verdi, così vivi e profondi, mi si fermava sempre il respiro per un secondo. In quegli occhi non c’era mai un'ombra, mai un giudizio: c’era solo uno sguardo che mi faceva sentire la donna più preziosa del mondo.
«Sicurissima.» gli risposi sorridendo. Feci scivolare la cannuccia tra le labbra ed aspirai.
L’impatto fu incredibile. La dolcezza dello zucchero di canna, la freschezza pungente della menta e del lime, e poi quel calore improvviso del rum che mi scese dritto in gola.
«È... fantastico, Paolo. Davvero.»
Bevvi un secondo sorso, poi un terzo. E mentre parlavamo, ridendo di cose leggere, sentii qualcosa dentro di me che iniziava a sciogliersi. Un tepore morbido risalì dal petto a tutto il corpo. I contorni della piazza diventarono ovattati, le voci degli altri tavoli divennero un mormorio lontano.
Sentii una risata salirmi dalla pancia, spontanea, aperta, e lasciai cadere la testa all'indietro per il puro gusto di ridere. Mi sentivo... viva. Di una vivacità elettrica che non ricordavo di aver mai provato.
Paolo mi guardava incantato.
Allungò la sua mano — quella sua mano grande, solida, calda, che conoscevo così bene — e la sovrappose alla mia.
Al solo contatto con la sua pelle, una scossa dolce mi attraversò il braccio.
Io so di avere un corpo morbido, fatto di curve piene, e a volte in passato mi ero sentita inadeguata, ma con lui no.
Quando le sue dita lunghe e sapienti iniziarono ad accarezzarmi il dorso della mano e il polso, tracciando piccoli cerchi sulla mia pelle, mi sentii bellissima. Sapevo che Paolo amava ogni singolo centimetro delle mie forme.
«Sei meravigliosa quando ti lasci andare così.» mi sussurrò con quella voce profonda che mi faceva sempre vibrare il cuore.
«Mi sento... leggera, Paolo.» gli confidai, tuffando i miei occhi azzurri nei suoi. «Come se non ci fosse più nessun peso a tenermi giù.»
Quando ci alzammo per camminare verso il B&B, la testa mi girava dolcemente.
Era un capogiro bellissimo, una sospensione soffice.
Paolo mi mise il braccio intorno alla vita, stringendomi a sé con fermezza.
Sentire la sua mano grande appoggiata con sicurezza sul mio fianco morbido non era solo un sostegno fisico: era la sensazione più bella del mondo.
Era la certezza che con lui ero al sicuro, completamente mia e completamente sua.
Quando la porta del B&B si chiuse alle nostre spalle, lasciando fuori la notte di Torino, mi appoggiai con la schiena alla parete dell'ingresso e chiesi tregua alla testa che continuava a girare. Ma non era un brutto giramento: ero immersa in un limbo stratosferico, caldissimo, dove tutti i pensieri negativi della mia vita si sgonfiavano come palloncini.
Mi scappò un'altra risata soffusa, pulita.
Paolo fece un passo verso di me, annullando ogni spazio.
«Gira ancora tutto?»
«Gira in un modo bellissimo... mi sento fluttuare.» mormorai, guardandolo da sotto in su.
In quel momento, nel verde dei suoi occhi, vedevo tutta la fiducia che riponevo in lui. Con Paolo non dovevo proteggermi. Non dovevo stare in guardia. Con lui potevo essere fragile, potevo essere forte, potevo essere me stessa fino in fondo.
Sollevò le sue grandi mani e le posò sulle mie guance.
Le sue dita risalirono sulle tempie e poi scesero lente, caldissime, lungo il mio collo e le spalle.
Io chiusi gli occhi e svuotai i polmoni in un sospiro lungo, abbandonandomi del tutto a quella magnifica sensazione.
Il mio corpo morbido rispondeva a ogni suo tocco con un brivido immediato.
Mi faceva sentire desiderata come mai prima, mi faceva sentire vera, potente, femmina.
Andammo in soggiorno e lui mi versò ancora un goccio da bere, del Fernet ghiacciato che mi scaldava l’anima.
Io bevvi con lui, assaporando fino in fondo quel momento di rottura totale dagli schemi.
Ero del tutto fuori dalla routine, libera da qualunque rigidità.
Ci sedemmo sul divano e lui mi tirò contro il suo petto. Appoggiai la guancia lì, ascoltando il battito forte del suo cuore. Le dita di Paolo ricominciarono a scorrere sul mio corpo: accarezzavano con lentezza sapiente i miei fianchi, salivano sull'addome, risalivano la schiena con un rispetto ardente che mi accendeva dentro un fuoco delizioso.
«Sei incantevole, Elena. Amo la tua morbidezza, amo tutto di te.» mi mormorò all'orecchio, posando baci caldi sul mio collo.
«Io mi fido di te, Paolo... mi fido di tutto quello che siamo.» gli risposi, stringendomi alle sue spalle ampie.
Mi sentivo così protetta che avrei potuto chiedere qualsiasi cosa al mondo.
In quel punto di massima intimità, con la testa ancora piacevolmente annebbiata dal rum e dal liquore e con il corpo acceso da mille brividi, mi balzò in mente la nostra piccola evasione segreta.
Il sito di incontri che ci divertiva esplorare insieme.
Era il nostro spazio proibito, un gioco in cui il nostro legame non veniva mai scalfito, ma anzi si arricchiva di un brivido sfacciato e bellissimo.
Guardai Paolo negli occhi.
Sentii i miei occhi azzurri accendersi di una luce diversa, maliziosa, quasi sfrontata. Volevo giocare.
Volevo farmi vedere, volevo sentirmi un po' porcella, protetta dal suo abbraccio e dalla sua presenza.
Paolo lesse subito quello sguardo. Non servirono parole: prese il tablet dal tavolo e si collegò alla videochat.
Mi sistemai sul divano, lasciando che l'abito scivolasse leggermente per scoprire le gambe e le spalle morbide.
La consapevolezza che Paolo mi stesse guardando con quell'orgoglio maschio negli occhi mi dava un coraggio e una sicurezza travolgenti.
Quando la fotocamera si aprì e apparse la prima gente in linea, sentii una scarica di elettricità pura corrermi lungo la spina dorsale.
Guidata dalla vertigine leggera data dall’alcol e dalla assoluta libertà di quella notte, mi lasciai andare del tutto.
Davanti allo schermo regalavo sguardi provocanti, sorrisi accattivanti, risate calde, giocando con la mia sensualità senza alcuna vergogna. Ma la cosa più pazzesca era quello che succedeva dietro la videocamera: la mano e la lingua di Paolo non smettevano un secondo di scorrere sul mio corpo, esploravano ogni mia curva, si soffermavano sulla mia intimità e mi accarezzavano con una maestria fantastica, facendomi fremere e sospirare a ogni minimo tocco.
Gli spettatori dall'altra parte dello schermo erano letteralmente rapiti, ma per me l'unico centro dell'universo era Paolo.
Cercavo le sue labbra per baci caldi e profondi, mi aggrappavo alle sue dita mentre la sua mano continuava a farmi sognare sul divano.
Fondere il gioco virtuale con la verità profonda del nostro amore mi regalava una sensazione di potenza e di piacere mai provata.
I nostri respiri diventarono corti, sincroni.
La stanza era un guscio d'aria calda e di passione pura.
Sentivo il sapore del rum e l’amarognolo del Fernet ancora sulle labbra, il contatto bruciante delle sue mani grandi sulla mia pelle morbida e l'adrenalina dell'esibizione.
Il piacere cresceva, cresceva, fino a diventare insostenibile.
E quando siamo arrivati insieme al culmine, è stata un'esplosione bellissima.
Ci siamo stretti in un abbraccio fortissimo fondendoci in un'unica onda di appagamento soddisfacente e profondo.
Ho lasciato andare tutto il fiato in un sospiro lungo, liberatorio, crollando con la testa sul suo petto, mentre lo schermo rimandava i messaggi entusiasti di chi aveva assistito alla nostra felicità.
La mattina dopo mi sono svegliata con la luce dorata di Torino che filtrava dalle tende, disegnando righe calde sulle lenzuola. Ho riaperto lentamente gli occhi. La testa era chiarissima, il corpo rilassato, immerso in una sensazione di pace e di pienezza mai provata.
Paolo era già sveglio.
Appoggiato sul gomito, mi guardava.
I suoi occhi verdi, limpidi nella luce del mattino, erano pieni di una dolcezza infinita. Allungò la sua mano e avvolse le mie dita, stringendole forte.
«Buongiorno amore.» mi disse con quella sua voce calda.
Io ho sorriso subito, facendomi ancora più vicina.
Avrei pianto dalla gioia, ma non volevo che fraintendesse.
Ho appoggiato la guancia sul suo petto, sentendo il battito lento del suo cuore e lasciando che la sua mano mi accarezzasse la schiena.
Ripensavo a quanto mi avesse fatta sentire bella, desiderata e libera la notte prima. Con lui mi sentivo rinata.
«È stato stratosferico, Paolo... mi sento da dio, mi sento amata come non mai.» gli ho sussurrato.
Lui si è chinato e mi ha dato un bacio dolce sulla fronte, per poi cercare le mie labbra in un bacio lento, profondo.
«Siamo noi, Elena.» mi ha detto sfiorandomi i capelli.
«Siamo noi quando ci fidiamo fino in fondo. E abbiamo ancora così tante pagine da scrivere insieme...»
Mi sono stretta a lui ancora di più.
Quelle parole mi sono entrate dentro fino all'anima.
Ho pensato a noi due, alla nostra passione per la scrittura, a quante storie ci piace inventare insieme quando prendiamo carta e penna.
Ma ho pensato soprattutto alla nostra storia reale.
La storia di due persone che si sono trovate, che si amano e che hanno davanti un libro intero ancora da riempire: fatto di viaggi, di serate folli, di intimità profonda e di quotidianità vissuta mano nella mano.
Sapevo che qualunque cosa il futuro avesse in serbo per noi, le nostre dita si sarebbero intrecciate su quelle pagine per sempre, unite dalla stessa fiducia incrollabile e dallo stesso sapore inebriante di libertà.
Vacca 24
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